Radiodervish. Cairo Opera House

di Nabil Salameh – Radiodervish

Arriviamo poco prima delle 20

all’Opera House del Cairo, c’è molta confusione all’esterno che ci da l’impressione di un’alta affluenza al nostro concerto. Mi sorprende l’accoglienza molto famigliare, sembra quella di una data italiana in piena regola. Già all’ingresso della sala, prima di dirigerci verso i camerini mi fermano per un saluto parecchie persone, mi parlano in italiano,in inglese e in arabo, parlato anche da persone non di madre lingua. Sembra che tutta la folta comunità italiana qui al Cairo si sia mobilitata per venire al nostro concerto, ma non solo, ci sono anche molti spettatori cairoti, ma come fanno a conoscere la nostra musica? Sorprendente! Ci viene spiegato dopo dai nostri ospitanti che la musica dei Radiodervish è abbastanza conosciuta negli ambiti universitari e soprattutto in quelli che in qualche modo sono collegati all’Italia, ex universitari in Italia oppure gente attiva con delle Ong o delle associazioni culturali italiane. Qui pare che ce ne siano tante. In contemporanea col nostro concerto c’è Il ballo in maschera nell’altra sala con l’orchestra dell’Opera House. La fitta programmazione prosegue normalmente al ritmo di diversi spettacoli, appuntamenti culturali, mostre e concerti ogni giorno della settimana nonostante la situazione post rivoluzione. Il concerto inizia quasi puntualmente, la sala è pienissima, ci sembra di vedere in fondo anche gente in piedi, dopo una breve presentazione da parte degli organizzatori saliamo sul palco. Pura emozione. Iniziamo conCity lights , un lungo e caloroso applauso accompagna le ultime note della nostra canzone. È fatta!. Realizzo dopo lo smarrimento iniziale che siamo veramente suonando al teatro dell’Opera House del Cairo. Prima il saluto al pubblico in arabo, abbracciato da un altro caloroso applauso, poi la presentazione del gruppo accompagnata da frasi affettuose di benvenuto in italiano. Penso: “i nostri “afecionados” sono arrivati anche qui..” Il concerto prosegue con un pubblico molto attento e molto, c’è addirittura uno spettatore italiano che ci suggerisce il prossimo brano della scaletta, avrà evidentemente seguito in Italia qualche data dell’ultimo tour. “Troppo attenti questi spettatori…”. Un divertente incidente di percorso avviene quando mi rendo conto di aver dimenticato il capotasto in albergo, mi serve per suonare Erevan. La mia salvezza è stato uno dei gadget che avevo acquistato la sera precedente a piazza Tahrir. Se ne vendevano davvero tantissimi, bandiere egiziane, dei pass plastificati che portano i nomi di alcuni famosi martiri della rivoluzione, bandiere dipinte sulla mano oppure sul viso che ti facevamo in pochi secondi dei ragazzi attrezzati di pennelli e colori a acqua della bandiera nazionale, cappelli con la scritta di “maidan Al Tahrir”, T-shirt con la bandiera egiziana e con sotto la scritta “25 Yanayer” (25 Gennaio) oppure “Bahebbek Ya Masr” (ti amo Egitto) ed infine quello che è stato la mia salvezza nel concerto, un nastro di cottone con i colori nazionali che si può utilizzare come bandana,come fascia la polso oppure con il modo “innovativo” che mi ha permesso di suonare il brano: una penna che avevo nella tasca della mia giacca fissata sulla tastiera della chitarra per fermare le corde con l’aiuto del nastro. Tutto ciò è stato spiegato nei dettagli al pubblico, nel momento in cui ho tirato fuori

il nastro con i colori della bandiera egiziana c’è stato un lunghissimo applauso del pubblico, rispondo dal palco: “La vostra bandiere ha salvato il sogno della bambina raccontato nella nostra canzone”. Quasi due ore di musica e di emozioni che terminano come un meraviglioso sogno con un pubblico gioioso ed entusiasta. Dopo l’esibizione arriva anche il momento dell’incontro con il pubblico, molti italiani residenti al Cairo ma anche molti ragazzi egiziani che hanno apprezzato molto la nostra performance. Percepisco nell’entusiasmo sui loro giovani volti lo spirito che ha mosso i passi della loro fresca rivoluzione,quella dei gelsomini. Ce ne parlano, vogliono comunicare il loro orgoglio,la loro felicità di aver cambiato la loro storia la loro voglia di conoscere altri mondi di culture di musiche, inclusa la nostra.

22 maggio, 2011 alle 18:56

 


Un pensiero su “Radiodervish. Cairo Opera House

  1. Jaime Boada (Quito-Ecuador)

    Aspeto qualche giorno, avere la posibilitá di guadarvi dal vivo. Qua la sua musica non é conosciuta per nessuno, io faccio tutto il possibile per comunicare la sua ricerca ai miei compagni. Grazie davvero pero quello che fanno.

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